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Il Ratto di Proserpina

Da diversi mesi vi portiamo in giro per destinazioni mistiche e vi raccontiamo dell’arte di artisti italiani di fama mondiale. Oggi concludiamo la nostra serie di storie di sculture magistrali ricoperte di veli con Il Ratto di Proserpina. Si tratta di una grande scultura barocca in marmo. È stata creata dall’artista italiano Giovanni Lorenzo Bernini quando aveva solo 23 anni. La scultura raffigura il rapimento di Proserpina, che viene catturata dal dio Plutone e portata negli inferi.

Giovanni Lorenzo Bernini, nato a Napoli nel 1598, oltre all’arte si occupò di architettura, urbanistica, scenografia e drammaturgia. Nella sua arte, è spesso descritto come un artista versatile. Ancora oggi è considerato uno dei migliori artisti della cultura figurativa barocca. La sua opera riscosse un grande successo e dominò la scena europea per più di un secolo dopo la sua morte.

Come architetto e urbanista, Bernini progettò edifici secolari, chiese, cappelle e piazze. Ha intrapreso ogni incarico con l’idea di combinare architettura e scultura, soprattutto nei progetti più complessi come fontane

o monumenti. La sua tecnica, l’ingegno e l’abilità nella lavorazione del marmo gli garantirono di essere considerato un degno successore di Michelangelo, superando altre sculture della sua generazione. Il suo talento si estende oltre i confini della scultura, fino a esaminare l’ambiente complessivo in cui l’opera sarà collocata. La sua capacità di sintetizzare scultura, pittura e architettura in una coerente unità concettuale e visiva è stata definita dallo storico dell’arte Irving Lavin “l’unità delle arti visive”.

La statua si ispira al mito della dea Proserpina e del dio Plutone, che racconta che la dea giocava nei verdi boschi della Sicilia mentre sua madre, la dea Cerere, seminava, innaffiava le piante e faceva fiorire e fruttificare gli alberi. Plutone, dio dei morti, non viveva sul Monte Olimpo, ma regnava sottoterra nel freddo e nell’oscurità. Nessuna donna era disposta a rinunciare allo splendore della luce, al calore e alle bellezze della natura per diventare regina degli inferi. Un giorno Plutone vide Proserpina mentre raccoglieva fiori tra i verdi boschi della Sicilia e, appena la vide, se ne innamorò.  Sapendo, però, che se fosse andato a chiedere a Cerere di

abduction of Proserpine

sposarla avrebbero entrambi rifiutato la sua proposta, decise di rapirla con il consenso di Giove.

Il resto è una storia che ha ispirato artisti di tutto il mondo. L’opera di Bernini riesce a catturare l’azione al suo culmine e offre all’osservatore le emozioni perfettamente espresse dei personaggi. Plutone si distingue per i suoi attributi regali, una corona e uno scettro, mentre dietro di lui il feroce guardiano dell’Ade, Cerbero, controlla che nessuno intralci il cammino del suo padrone, girando le sue tre teste in tutte le direzioni. Proserpina lotta invano per sfuggire alla furia di Plutone, premendo la mano sinistra contro il suo volto. Lui però, la tiene saldamente, le dita si affondano letteralmente nella sua coscia. Con questo dettaglio, attraverso il quale Bernini rende la tenerezza della carne di Proserpina con notevole verosimiglianza, lo scultore dimostra il suo sorprendente virtuosismo.

Bernini crea le sue opere ricreando i personaggi mitici raffigurati come figure quasi reali. Ciò che manca al Ratto di Proserpina è la rappresentazione del movimento. La posa di Proserpina è leggermente innaturale e ricorda una forma a spirale. Tuttavia, la posa è indubbiamente

teatrale e ha un grande impatto emotivo e visivo sullo spettatore.

L’opera può essere vista da tutti i lati. Osservando Plutone da sinistra, si scopre in realtà che il dio sta appena iniziando a fuggire, mentre se si osserva Proserpina in diagonale, si può notare come i suoi occhi, da questa posizione, sembrino guardare dritto verso lo spettatore.

La scultura è perfettamente rifinita e ricca di dettagli che ancora oggi catturano l’attenzione dell’osservatore.

La maestria di Bernini è evidente da ogni angolazione. La parte più commentata della scultura, tuttavia, è un dettaglio della carne di Proserpina che cede delicatamente alla stretta di Plutone. L’artista ha reso il corpo della donna e le sue forme in modo così naturale, come se da un momento all’altro potesse liberarsi dalla presa di Plutone e fuggire. Il suo corpo, d’altra parte, è muscoloso e mascolino, la folta barba e i riccioli rigogliosi volano durante la schermaglia.

L’opera fu acquistata dallo Stato italiano solo nel 1908 e trasferita alla Galleria Borghese su un piedistallo progettato da Pietro Fortunati.