Capella Sansevero

Da diversi mesi vi raccontiamo di straordinarie opere d’arte, di impareggiabili artisti italiani e delle loro emozionanti vite. Con questo articolo, tuttavia, vogliamo attirare la vostra attenzione su un’altra parte, importante per l’arte quanto i suoi stessi creatori, ovvero la casa di molte delle statue che vi abbiamo già presentato.

La Cappella Sansevero, nota anche come Chiesa di Santa Maria della Pietà (o Pietatella), è uno dei musei più importanti di Napoli. Situato vicino a Piazza San Domenico Maggiore, è adiacente al palazzo di famiglia dei principi Sansevero. Separato da un viale, un tempo era coronato da un ponte sospeso che permetteva ai membri della famiglia di accedere al luogo di pellegrinaggio in qualsiasi momento.

E se una leggenda racconta che la chiesa sia stata costruita sopra un antico tempio già esistente dedicato alla dea Iside, un’altra sostiene che nel 1623 si condotto in carcere, si dedicò alla Vergine Maria, passando davanti al

muro di Sansevero. Improvvisamente il muro crollò, rivelando un’immagine della Vergine convocata, che avrebbe poi determinato il nome della chiesa dedicata a Santa Maria della Pietà. Il sito divenne rapidamente popolare tra i pellegrini. Giovanni Francesco di Sangro, duca di Torremaggiore, decise di costruire una cappella privata nei giardini della vicina residenza della famiglia Sansevero, il Palazzo Sansevero.

Anni dopo, Alessandro di Sansevero decise di ampliare il piccolo edificio esistente e di renderlo degno di accogliere un giorno le spoglie dell’intera famiglia, come racconta la lapide marmorea del 1613 posta sopra l’ingresso principale. I documenti dell’epoca testimoniano che già allora la cappella era di alto valore artistico. Pompeo Sarnelli la descrive come “molto decorata, con opere di marmo finissimo, intorno alle quali si trovano le statue di molti personaggi degni di quella famiglia”.

Nel XVIII secolo il principe Raimondo di Sangro iniziò ad ampliare la

Capella Sansevero

cappella e ad arricchirla con varie opere d’arte. Voleva trasformarlo in un luogo che testimoniasse la grandezza della sua famiglia. Negli anni successivi assunse artisti come Giuseppe Sanmartino, Antonio Corradini, Francesco Cairo e Francesco Celebrano. In questo periodo furono creati capolavori come il “Cristo velato”, “Disinganno” e “la Pudicizia”, che sono ancora oggi alcune delle statue più mistiche che continuano a essere studiate ed esaminate dagli storici. Raimondo utilizzò gran parte dei suoi beni per pagare tutte le opere, indebitandosi anche per completare la costruzione della cappella. Era generoso, ma anche molto esigente, e spesso guidava personalmente il processo creativo affinché le opere si adattassero esattamente al ruolo assegnato loro.

La cappella ospita sculture e opere di pittura. La prima cosa che si nota entrando è l’affresco che orna il soffitto, “Il Paradiso dei di Sangro” di Francesco Maria Russo. Due secoli e mezzo dopo la sua creazione, la brillantezza dei colori è ancora abbagliante, a testimonianza della maestria dell’artista. L’affresco si conclude alle finestre con sei medaglioni monocromi in verde con i santi patroni della Casa: San Berardo di Teramo, San Berardo cardinale dei Marsi ,Santa Filippa Mareri, San Oderisio, San Randisio e Santa Rosaglia. Sotto di essi si trovano anche sei medaglioni in marmo, opera di Francesco Cairo, raffiguranti sei cardinali discendenti

dalla famiglia Sangro.

Antonio Corradini fu responsabile delle statue, ma riuscì a completare solo la Pudicizia, dedicata alla madre prematuramente scomparsa del principe Raimondo, e un monumento dedicato a Paolo di Sangro, sesto principe di Sansevero. Corradini ha lasciato anche diversi bozzetti, tra cui quello del Cristo velato, poi realizzato da Giuseppe Sanmartino.

Il ponte che collegava la cappella al vicino palazzo di famiglia crollò nel 1889 a causa di un’intrusione d’acqua. Inoltre, alcuni affreschi e il disegno del pavimento sono stati danneggiati. I restauratori non riuscirono a ripristinare la pavimentazione originale e decisero di rifarla in cotto napoletano, mentre lo stemma dei di Sangro al centro del pavimento fu realizzato con smalti gialli e blu per riprendere i colori del nome della famiglia.

Dopo la sua trasformazione in centro museale nel XIX secolo, la cappella accoglie ogni giorno numerosi turisti. Alla fine ha iniziato a essere utilizzato anche come sede di eventi e concerti. La cappella ha ospitato eventi del mondo della letteratura, della musica, del teatro e anche dell’arte contemporanea.

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